MONTEVERGINE : Santuario fondato nel 1126 da San Guglielmo a 1270 metri sul livello del mare. Rilevanti la secolare importanza religiosa, la storia, la biblioteca ed i reperti di epoca precristiana. Dista : circa 18 km.

 

PARTENIO : Massiccio montuoso dell'Appennino campano,coabitato da Irpini e Caudini. Comprende il Parco Regionale, una Riserva Forestale, l' Oasi e due siti. Dista : nelle prossimità.

 

 
OASI MONTAGNA DI SOPRA : Sita nel Comune di Pannarano, all'interno del Parco Regionale del Partenio, costituita nel 2000, si estende per 312 ettari. Dista : circa 12 km

 

TABURNO : 1394 metri sul livello del mare, assieme al massiccio di Camposauro forma la "Dormiente del Sannio" (figura di donna distesa), origina le sorgenti del Fizzo che attraverso l'Acquedotto Carolino alimentavano i giardini della Reggia di Caserta. Chiude col Partenio la Valle Caudina. Dista : circa 16 km

 

 
MONTESARCHIO : Centro principale della Valle Caudina, che coincideva, quando ancora comprendeva il territorio di Bonea, con la Capitale del popolo Sannita dei Caudini (Caudium). E' sormontato, oltre che dal castello medievale, dalla torre (prigione di Carlo Poerio) di origini complicate. Dista : circa 13 km

 

S.AGATA DE' GOTI : Molto probabilmente l'antica Saticula dei Caudini, bastione a difesa dei confini del territorio. Borgo medievale ed importante località turistica. Dista : circa 25 km

 

 
PIETRELCINA : Città natale di Padre Pio. Principale meta turistica della zona, ha ottenuto il titolo di città nel 2003. Dista : circa 29 km

 

BENEVENTO : Capoluogo della Provincia di Benevento, capitale del Ducato-Principato Longobardo di Benevento, fu fondata forse dagli Irpini, forse dai Caudini, ma il mito dice da Diomede. Dista : circa 19 km

 

 
Santa Maria della Riparazione Parrocchia Santa Maria a Cannavile e San Giovanni Battista - Pannarano (BN) : “Nella tarda serata del 5 giugno 1996, dinanzi ad una immagine della Madonna, pellegrina di pace presso le famiglie di Pannarano, era assorta in preghiera una ragazza che chiedeva alla Vergine santa la guarigione della madre ammalata. 2003. Alzando gli occhi, la giovane, si accorse che il viso della statua era macchiato e che del liquido rosso usciva dai suoi occhi; pensò che fosse sangue e, spaventata, chiamò i parenti che accorsero. Essi, visto l’accaduto, credendo che si trattasse di uno scherzo, di cattivo gusto, della ragazza, cercarono di pulire il viso della statuetta e quando si resero conto che si trattava di sangue provarono grande stupore. Il parroco (…) avvisato tempestivamente, si rifiutò di andare a constatare ciò che era accaduto, pensando si trattasse di suggestione. Il giorno successivo, 6 giugno 1996, intorno alle ore 10.30 del mattino, nuovamente avvisato che la statua presentava di nuovo tracce di sangue sul viso, il parroco si recò sul posto, e poté notare delle gocce di sangue stavano coagulandosi sul volto della Madonna. Egli, dopo aver sommariamente interrogato i presenti, prese con sé la statua e, raccomandando di non divulgare la notizia per evitare fanatismi, la portò nella casa canonica. Il 24 giugno 1996 consegnò la statua alla DIGOS di Benevento perché accertasse la natura della sostanza rinvenuta sul volto della stessa. Le analisi furono eseguite nei laboratori della III Divisione del Servizio di Polizia Scientifica di Roma ed è risultato che: a) non vi sono mistificazioni; b) le tracce sul viso sono di sostanza ematica di natura umana; c) questo sangue appartiene ad un individuo umano di sesso femminile. Ciò che ha colpito gli inquirenti è stata la dimensione delle lacrime, proporzionate alla grandezza della statuetta (misura circa 50 cm.), il percorso da esse fatto che è lo stesso di quando piange una persona; l’assenza di sbavature e la presenza del sangue solo sul viso della Madonna. Le persone che hanno assistito al fenomeno hanno manifestato la volontà di sottoporsi al confronto del loro DNA con quello del sangue rilevato nel volto della statua; inoltre, la sera stessa dell’evento, la ragazza è stata accuratamente interrogata e controllata dai parenti semmai avesse procurato a se stessa delle ferite.” (dagli atti della Parrochia di Pannarano)